martedì 27 gennaio 2026

27 gennaio

mancano altri luoghi, tipo teatro, ristorante... Per non dimenticare... 

Visto che siamo in argomento di memoria, mi permetto di citare il libro di Carlo Greppi Un uomo di poche parole : storia di Lorenzo, che salvò Primo (Levi)

E fare un piccolo appunto su Alessandro Barbero, visto che ultimamente molti lo seguono con grande fervore da quel che leggo su un blog con relativi commenti.
Ora sulla sua preparazione storica nulla da eccepire, anzi..., se non che si è dimenticato della storia recente. La sua. Quando era a favore dell'obbligatorietà del vaccino, forse influenzato da Landini. Entrambi poi hanno cercato di ricuperare con il Green Pass, cambiando opinione ma ormai, come tutti sappiamo, era troppo tardi. 
Della serie "per non dimenticare" 
Per correttezza, ci vuole sempre, ultimamente vedo che sta riprendendo credibilità e di questo provo enorme piacere. Buttare via la propria professionalità non è positivo. Forse la vicinanza ad un professore di alto livello come Angelo D'Orsi sta dando i suoi frutti. Frutti maturi. 
Quindi avanti così prof. Barbero. 

Lo dico sempre che è necessario accompagnarsi a persone valide ma pochi mi credono

§§§

E c’è un’altra vergogna più vasta, la vergogna del mondo. E’ stato detto memorabilmente da John Donne, e citato innumerevoli volte, a proposito e non, che nessun uomo è un’isola, e che ogni campana di morte suona per ognuno. Eppure c’è chi davanti alla colpa altrui, o alla propria, volge le spalle, così da non vederla e non sentirsene toccato: così hanno fatto la maggior parte dei tedeschi nei dodici  anni hitleriani, nell’illusione che il non vedere fosse un non sapere, e che il non sapere li alleviasse dalla loro quota di complicità o di connivenza.Ma a noi lo schermo dell’ignoranza voluta, il “partial shelter” di T.S Eliot, è stato negato: non abbiamo potuto non vedere. Il mare di dolore, passato e presente, ci circondava, ed il suo livello è salito di anno in anno fino quasi a sommergerci. Era inutile chiudere gli occhi o volgergli le spalle, perché era tutto intorno, in ogni direzione fino all’orizzonte. Non ci era possibile, né abbiano voluto, essere isole; i giusti fra noi, non più né meno numerosi che in qualsiasi altro gruppo umano, hanno provato rimorso, vergogna, dolore insomma, per la colpa che altri e non loro avevano commessa, ed in cui si sono sentiti coinvolti, perché sentivano che quanto era avvenuto intorno a loro, ed in loro presenza, e in loro, era irrevocabile. Non avrebbe potuto essere lavato mai più; avrebbe dimostrato che l’uomo, il genere umano, noi insomma eravamo potenzialmente capaci di costruire una mole infinita di dolore; e che il dolore è la sola forza che si crei dal nulla, senza spesa e senza fatica, basta non vedere, non ascoltare, non fare. Ci viene chiesto sovente, come se il nostro passato ci conferisse una virtù profetica, se “Auschwitz” ritornerà: se avverranno cioè altri stermini di massa, unilaterali, sistematici, meccanizzati, voluti a livello di governo, perpetrati su popolazioni innocenti ed inermi, e legittimati dalla dottrina del disprezzo. Profeti, per nostra buona sorte, non siamo, ma qualcosa si può dire. Che una tragedia simile, quasi ignorata in Occidente, è avvenuta intorno al 1975 in Cambogia, che la strage tedesca ha potuto innescarsi, e poi si è alimentata di se stessa, per brama di servitù e per pochezza d’animo, grazie alla combinazione di alcuni fattori (lo stato di guerra; il perfezionismo tecnologico ed organizzativo germanico, la volontà ed il carisma capovolto di Hitler; la mancanza, in Germania, di solide radici democratiche), non molto numerosi, ognuno di essi indispensabile ma insufficiente se preso da solo. Questi fattori si possono riprodurre, e in parte già si stanno riproducendo, in varie parti del mondo. La ricombinazione di tutti, entro dieci o vent’anni (di un futuro più lontano non ha senso parlare), è poco probabile ma non impossibile. A mio avviso, una strage di massa è particolarmente improbabile nel mondo occidentale, in Giappone ed anche in Unione Sovietica: i Lager della seconda guerra mondiale sono ancora nella memoria di molti, a livello sia di popolazione sia di governi, ed è in atto una sorta di difesa immunitaria che coincide ampiamente con la vergogna di cui ho parlato.
Su cosa possa avvenire in altre parti del mondo, o dopo, è prudente sospendere il giudizio; e l’apocalisse nucleare, certamente bilaterale, probabilmente istantanea e definitiva, è un orrore maggiore e diverso, strano, nuovo che esorbita dal tema che ho scelto. 
 
La vergogna da I sommersi e i salvati di Primo Levi. 
Namastè 🦋