Urne chiuse. Spoglio concluso. Elezioni finite nel silenzio di maggio. Un maggio che – in altri tempi – era il mese dell’apice delle proteste operaie, studentesche e dei bombaroli contro il sistema borghese e la strategia della tensione. Maggio, in un’altra epoca, era quel mese in cui – per citare Fabrizio De André – tutti si credevano assolti, anche se sempre coinvolti.
Tutti si possono reputare soddisfatti. Nessuno è stato gettato giù dalla torre, il che ha fatto rimanere invariato lo status quo. I vincitori autocertificati di tutto stappano le bottiglie a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni, con la sua solita modestia che la contraddistingue, ci fa sapere che il crollo della maggioranza è “rimandato a domani”. Tradotto dal dialetto meloniano al linguaggio italiano: le riforme costituzionali e della giustizia sono un flop clamoroso e l’economia oramai è divenuta la scienza del salasso; ma siccome a Venezia Simone Venturini e a Reggio Calabria il predicatore-politico (alla faccia dell’estremismo islamico) Francesco Cannizzaro hanno blindato le loro poltrone al primo turno, allora va tutto benissimo e il modello dell’Italia vera trionfa.
Sulla sponda del Nazareno, l’euforia non è da meno. Elly Schlein festeggia la vittoria a Prato come se fosse dinanzi a una marcia trionfale verso la carica di premier. La segretaria del Partito (Anti)Democratico ci spiega, con quel tono da professoressa universitaria che ha capito tutto dalla vita tranne come si parla alla gente normale, che “il campo largo unito si dimostra competitivo“. Urge solo far notare che il campo progressista non è stato in grado di mettersi d’accordo neanche sull’orario della conferenza stampa; basti pensare alla città di Arezzo, nella quale la scissione tra i centristi e i “progressisti verso destra”, ha costretto al turno di ballottaggio e impedito l’ipotetica unità della coalizione.
Oltre a ciò, il PD non ha vinto a Salerno. Vincenzo De Luca ha instaurato di nuovo il suo governatorato, con promesse contraddittorie, visto che fino ad oggi il sindaco del capoluogo di provincia era un suo fedele delfino. L’ex Presidente della Regione Campania ha ottenuto un successo grazie alle sue ortodosse liste civiche. Questo dice molto sul fatto che De Luca non si senta minimamente appartenente al PD; non a caso, la Schlein non gli ha riservato una candidatura parlamentare per le elezioni politiche del prossimo anno. Tuttavia, è oggettivo come al centro sinistra una figura come il “nuovo” sindaco di Salerno faccia comodo, in quanto è una garanzia a livello elettorale. D’altronde, se Roberto Fico (M5S) è Presidente della Regione, lo deve all’imperatore della “Montecarlo del Sud”.
Le bandiere esposte nei comitati propagandistici hanno i colori sbiaditi e geometrici delle merci esposte nel supermercato. I vincitori di ogni schieramento sono standardizzati in un unico linguaggio formale, degno di un algoritmo.
I sindaci del centro destra e del centro sinistra non hanno mai proposto l’opposizione al Patto di Stabilità che sta deturpando i comuni delle loro risorse, le quali di sicuro non possono essere restituite dal PNRR.
Destra e sinistra, in questo rito domenicale, si sono mostrate per ciò che sono diventate: volti della medesima omologazione.
Coloro i quali fino al sabato si davano dei criminali e dei traditori della patria, si siederanno allo stesso tavolo, con lo stesso pasto, per spartirsi le ultime briciole del potere.
Il tutto sulle spalle di quel 60% di fiduciosi.