Ex Monaco denuncia: “Dal Covid, al Forum di Davos: il Buddismo di oggi è funzionale al sistema di potere globalista”
Mi chiamo Maurizio, sono un ex monaco buddista ordinato in Taiwan nel 1999 nella tradizione del Chan (lo zen cinese) e della Terra Pura. Una volta tornato in Italia ho vissuto in un piccolo tempio della Liguria come monaco fino al 2005.
Desidero con questo mio contributo denunciare l’ignavia complicità dell’intero mondo buddista nell’essersi allineato pedissequamente alla narrazione propagandistica riguardo la percezione, la gestione della presunta pandemia e soprattutto all’aver promosso come bene comune e strumento salvifico l’inoculazione di quello che oramai è stato definito un siero genico spacciato come tradizionale vaccino causando invalidità, gravissimi effetti avversi e decessi.
Non mi sorprende quanto architettato e compiuto dalle case farmaceutiche e dalle istituzioni di potere con i loro rappresentanti; obbediscono a logiche che possono essere definite in senso lato come sataniche. Ritengo sia esplicito che si tratti, al di là degli storici, tradizionali tentativi da parte delle èlite del potere di controllare e mantenere sottomessa la popolazione, di un attacco ben più significativo alla dimensione spirituale dell’essere umano.
Denuncio perciò la inaudita, grave responsabilità del mondo buddista con i suoi membri religiosi primariamente, nel non aver operato in accordo con l’insegnamento del Buddha per la difesa della condizione umana-spirituale di tutti gli esseri.
Qui di seguito il mio contributo.
In un mio intervento di anni fa sul sito di Sovranità popolare, esprimevo sconcerto e sdegno per il fatto che il mondo buddista non avesse utilizzato l’insegnamento del Buddha come Grande Farmaco-antidoto per “guarire” le persone soprattutto dalla paura di morire.
Accanto alla diffusione della SARS veniva alimentato un altro virus, quello appunto della paura per la propria vita creando un clima irrazionale.
Il contesto era quello in cui il ministro della salute induceva i medici di famiglia a non effettuare visite domiciliari a quei malati che accusavano i primi sintomi lasciandoli a tachipirina e vigile attesa.
In aggiunta vi era la censura a utilizzare quei farmaci che normalmente un gruppo di medici stava utilizzando con successo (antivirali, antiinfiammatori) esercitando costoro la professione in scienza e coscienza decidendo invece di visitare in casa i malati.
La nefasta realtà è stata quella che i malati e gli anziani che non ricevevano cura alcuna, erano abbandonati a loro stessi isolati dai loro cari e molti di loro morivano venendo poi bruciati e messi in sacchi neri senza che i propri cari potessero più vederli, senza ricevere alcun conforto e benedizione.
Affermo, come oramai accertato, che molte sofferenze e morti si sarebbero potuti evitare se si fosse creata nella società, in quel particolare contesto, una massa critica portatrice di un appropriato insegnamento buddista basato sul riconoscere la giusta condotta da praticare.
Non si sarebbe trattato di essere pro o contro qualcosa, bensì avere una chiara visione della situazione; individuare cosa andava salvaguardato, gli attori coinvolti, i reali interessi in gioco (non certo quelli della salute pubblica).
Sarebbe bastato ricordarsi e praticare l’insegnamento del Buddha dato al popolo dei Kalama (Kalama Sutta) sintetizzato come il non credere ciecamente ad alcuna autorità… ma verificare da sè stessi ciò che è vero e salutare per sè e per i molti e quello far valere e accettare.
I buddisti invece hanno predicato resiliente accettazione sponsorizzando una sostanza di cui non si conosceva: la sua efficacia; i rischi per la salute; un farmaco prodotto rapidamente per esigenza di profitti e oltretutto essendo denominato vaccino pregiudizialmente considerato salvifico.
Scopo di questa mia riflessione è tentare di fare luce su cosa sia oggi quello che si chiama buddismo nella sua forma, natura e declinazione soprattutto essendo divenuto fenomeno di massa e di moda e percepito addirittura quasi come la migliore religione di questi tempi.
Siddharta Gautama divenuto il Buddha-Risvegliato, non si è mai proclamato buddista nè ha mai pensato di fondare un buddismo!!
Il buddismo come ISMO è una costruzione occidentale di alcuni esponenti che hanno voluto “contaminare” con i valori derivanti da un certo illuminismo e neo-positivismo il Buddha-sasana che è essenzialmente la realizzazione della natura Desta-illuminata della nostra mente in grado di vedere la realtà delle cose così come sono.
L’intero insegnamento è stato paragonato dal Buddha ad una zattera da usare per raggiungere “l’altra sponda” la terra della Saggezza Andata Oltre la visione dualistica conflittuale.
Una volta giunti non si dovrebbe continuare a portarsi in spalla la zattera, la si dovrebbe lasciare. Se invece si continua a starci sopra si scambia il veicolo per l’insegnamento.
I buddisti essendosi costituiti come una istituzione religiosa, con l’Unione Buddista, come organizzazione che ne rappresenta le diverse realtà, sono inseriti in un sistema in cui devono necessariamente avere dei rapporti non conflittuali con i governi che di volta in volta si succedono: devono perciò opportunisticamente evitare di criticarne apertamente l’operato e/o riguardo le scelte politiche e/o proporre azioni alternative.
In occasione della “pandemia” questo comportamento è stato palesemente esplicito.
Ciò ha rappresentato il chiaro esempio di quale sia la funzione sociale e direi anche politica del buddismo attuale.
Ci sono scritti che illustrano alcuni aspetti secondo me significativi di come i buddisti siano funzionali al sistema sociale politico.
Il primo di questi è lo scritto di William Davies intitolato “L’industria della felicità”. L’altro è un articolo di Ronald Purser dal titolo “La meditazione che fa bene al capitale”, pubblicato dalla rivista Internazionale. Malgrado i due autori analizzino il fenomeno di massa della Mindfulness, a mio avviso, l’esito a cui si giunge con quella tecnica non differisce di molto dal risultato che si ottiene nel praticare il buddismo odierno, così come viene elargito alla massa.
Questa forma di buddismo è una sorta di edonismo spirituale, per giunta. L’icona che rappresenta questo stereotipo è il Sig. Matthieu Ricard, monaco tibetano traduttore del Dalai Lama, considerato l’uomo più felice del mondo.
Uno dei due autori sopracitato pone anche una domanda: che cosa ci fa un monaco buddista in un consesso come il forum di Davos noto per essere il luogo dove i potenti delineano le azioni per programmare il sistema di vita di interi popoli del pianeta?.
Insegna forse questo monaco come sottomettere compassionevolmente le popolazioni e come far accettare alle masse la loro sottomissione con resilienza?
A questo proposito cito anche l’altra icona mondiale il Sig. Tenzin Gyatso (oceano di saggezza?) ossia il Dalai Lama che nei decenni ha svolto il ruolo di diffusore di saggezza e compassione raggiungendo il suo apice in tempi attuali con lo spot in cui si è fatto vedere che riceveva il siero magico consigliandolo a tutti perchè i medici gli avevano riferito che “è molto molto utile”.
Nei paesi asiatici a tradizione buddista si è assistito a monaci in fila nei centri di vaccinazione e grandi statue del Buddha campeggianti sui monasteri con la bocca coperta da grandi maschere chirurgiche
La natura del buddismo nostrano e dei suoi attori è farisaica perchè è funzionale a chi detiene il potere. Predica come virtù quella di non occuparsi di politica ma di fatto accoglie tutti quei temi che l’agenda politica impone.
In ossequio ad un altra fideistica convinzione ritiene che la pratica debba concentrarsi unicamente sul singolo individuo. E questo convincimento viene esplicitato in analogia con la Mindfulness che sostiene che tutta la gamma di problemi del vivere abbiano esclusivamente una causa interna ed individuale; mentre il sistema di potere che riproduce ingiustizie, crimini, violenza e sofferenza non viene ritenuto responsabile perchè considerato immutabile e quindi da accettare così come è.
Questa mia riflessione non è certo nuova nè originale, semplicemente è rimasta inespressa e occultata nei decenni.
Gary Snyder nell’anno della mia nascita, il1961, nel suo saggio “Anarchismo buddista” argomentava come l’insegnamento del Buddha non potesse esimersi dal concepire la liberazione del singolo separatamente da quella da un sistema repressivo.
Pacificare l’individuo non può significare anestetizzarlo in modo da fargli accettare supinamente ogni sopruso perpetrato dal sistema di potere in cui vive assieme ai suoi simili, ma dovrebbe consentirgli di acquisire maggior consapevolezza e sensibilità nell’agire con determinazione per scardinare gradualmente quel sistema stesso fonte di dukka-sofferenza con il progetto di crearne uno dove l’individuo con i suoi simili possa sviluppare tutte le sue potenzialità materiali e spirituali in piena libertà e consapevolezza.
Avrei ancora molte considerazioni da fare, ma temo di essermi troppo dilungato. Il motivo è che sono poche le voci che “sforano” il muro del “politicamente corretto” sul mondo buddista.
In più, senza presunzione, ritengo di conoscerlo dal di dentro per esperienza.
Ringrazio per avermi dato questa opportunità di “liberare” questo mio pensiero.
Saluto cordialmente e auguro buon lavoro.
Maurizio xing wu
23.05.2026
N.B - Ero titubante nel pubblicare o meno questo articolo. Confesso che lo trovo di un'ingenuità disarmante. Come si può credere che una istituzione religiosa, politica, economica o quant'altro sia al di fuori del sistema? Difficilmente potrebbe esistere e resistere...